L’orsa JJ4 che ha ucciso il runner Andrea Papi, è stata catturata ieri  vicino al torrente Meledrio, laterale della Val di Sole in Trentino. La trappola a tubo è scattata alle 23 di ieri sera. L’orsa JJ4 si trova ora nell’area faunistica del Casteller: unica struttura italiana autorizzata per la custodia di animali pericolosi, con specifiche misure di sicurezza.  Jj4 ha 17 anni, è una delle orse più anziane del Trentino e sua madre, Jurka, era anche lei un esemplare problematico, tanto che venne catturata nel 2006 dalla Provincia di Trento.

I dettagli della cattura di Jj4 sono stati presentati oggi in una conferenza stampa dal presidente della Provincia autonoma di Trento (PAT) Maurizio Fugatti che

ha sottolineato polemicamente: «La soddisfazione si mescola all’amarezza per quanto accaduto a Caldes. Avremmo voluto dare questa notizia nel 2020, ma l’abbattimento prima e la cattura poi erano state bloccate dai tribunali»

Fugatti ha ringraziato il personale del Corpo forestale: «Con questa operazione ha confermato la propria efficienza e capacità operativa, riuscendo a catturare l’animale in tempi rapidissimi, nonostante le problematiche di natura tecnica e procedurale».

In una nota la Provincia evidenzia che «La rimozione di JJ4 garantisce ora maggiore serenità e sicurezza al territorio. La cattura è avvenuta in un’area di mezza montagna. L’orsa JJ4 era accompagnata da 3 “cuccioloni” autosufficienti di 35-40 chilogrammi di peso: hanno due anni di vita e sono in fase di svezzamento. Si sono allontanati autonomamente dall’area dopo la cattura della madre. La sua identità è stata confermata dalle marche auricolari. Negli scorsi giorni l’animale adulto aveva dato evidenti segnali di aggressività, distruggendo le fototrappole distribuite sul territorio dai forestali per monitorare i suoi spostamenti. L’operazione si è dunque dimostrata particolarmente difficile per garantire la sicurezza degli operatori».
Fugatti ha ricordato che «Nel pomeriggio di ieri sono stati consegnati al Tar di Trento i documenti richiesti nel decreto. L’auspicio è che il Tribunale amministrativo possa pronunciarsi prima dell’11 maggio. Quando ci sarà concesso di intervenire, procederemo con l’abbattimento».

Oggi si riunisce al Commissariato del Governo il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza per discutere procedure per il prossimo abbattimento di MJ5 (l’animale che ha ferito un uomo in Val di Rabbi il 5 marzo scorso) su cui Ispra si è già espressa favorevolmente e M62, su cui è atteso un pronunciamento.

Tornando all’ultima sentenza del Tar sull’orsa catturata stanotte, in un comunicato la  Provincia spiega che «Degli atti presentati fa parte la documentazione che attesta il dialogo costante con Ispra riguardo al monitoraggio e alla pericolosità di JJ4, in conformità alla sentenza numero 56 del 2021 del Tar di Trento. Si tratta dell’atto con cui il Tar nel giugno 2021, adeguandosi alla sospensione definitiva dell’abbattimento pronunciato dal Consiglio di Stato nell’ambito del complesso iter di ricorsi avviato sulle precedenti ordinanze di abbattimento, aveva chiesto un costante monitoraggio per la verifica dei presupposti di un eventuale nuovo provvedimento di rimozione. Incluso inoltre, come da richiesta del decreto del Tar, l’estratto del verbale della riunione del 7 aprile del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, nella quale i rappresentanti di Ispra hanno confermato la bontà tecnica delle scelte delineate dalla Provincia per la gestione degli esemplari problematici, anticipando parere positivo dell’Istituto sull’abbattimento di JJ4. Depositati anche gli atti relativi alla conferma da parte della Procura della Repubblica di Trento dell’identificazione di JJ4 come orso aggressore e la relazione medica di Apss in cui si attesta che la morte del runner è derivata dall’aggressione di un orso».

Ieri, poche ore prima della cattura di Jj4, l’avvocato Paolo Letrari, responsabile Grandi Carnivori LNDC Animal Protection, sottolineava che «In questi anni le Associazioni sono state costrette a rincorrere la PAT impugnando una lunga serie di ordinanze emergenziali, riuscendo a contenere in parte, attraverso le pronunce del TRGA di Trento e del Consiglio di Stato, l’abuso di questo strumento extra ordinem che si colloca ai limiti delle garanzie costituzionali. Bisogna che passi il concetto che la gestione della fauna selvatica, in particolare di quella protetta, non può essere lasciata in mano a una singola amministrazione locale. Soprattutto ora, alla luce della recente modifica del II comma dell’art. 9 della Costituzione a mente del quale “la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. Per questo ci rivolgeremo anche alla UE, che ha finanziato il progetto affinchè vengano rispettati i principi fissati dalla Direttiva Habitat in materia di conservazione delle specie protette, e siamo pronti ad arrivare alla Corte di Giustizia europea, che già si è pronunciata in materia nel 2020 e prima ancora nel 2018».

LNDC Animal Protection critica però anche alcuni aspetti del  Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (PACOBACE), approvato da Province autonome di Trento e Bolzano e dalle Regioni Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Ministero dell’Ambiente e ISPRA.  Per gli animalisti, «Il coinvolgimento dei vari enti territoriali era dovuto al fatto che, in base al progetto iniziale, la popolazione di plantigradi avrebbe dovuto essere distribuita su tutte le Alpi centro-orientali attraverso la creazione di corridoi in grado di attirare gli orsi nei vari territori delle Regioni confinanti con il Trentino. La prima criticità, quindi, è stata quindi il rifiuto da parte delle altre Regioni ad accogliere orsi sui propri territori nonostante fossero firmatarie del PACOBACE.  Ma lo stesso PACOBACE, in un certo senso, è stata una criticità perché ha spostato la responsabilità della gestione della popolazione di orsi sugli enti territoriali anziché centralizzarla a livello statale. A tal proposito, è bene ricordare che la fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato e quindi di tutti i cittadini italiani. Un altro aspetto importante da sottolineare è che le eventuali infrazioni alla Direttiva Habitat dell’Unione Europea commesse dalla Provincia Autonoma di Trento, che attualmente è l’unico ente responsabile della gestione degli orsi, ricadono comunque sullo Stato e pertanto su tutti i cittadini italiani. E in questi anni, la PAT ne ha commessi tanti di errori, spesso entrando in contraddizione con quanto dichiarato dalla stessa amministrazione. Il Piano Faunistico Provinciale approvato alcuni mesi fa, infatti, prevede una serie di misure di prevenzione, monitoraggio e comunicazione che l’ente non ha mai realmente messo in campo. Si parla di cassonetti dei rifiuti a prova di orso, indagine sul comportamento dell’orso mediante radiocollari applicati a un vasto numero di soggetti, promozione di forme di custodia migliori per il bestiame, miglioramento dei corridoi faunistici, adozione di un piano di comunicazione. Ma tutto questo non è mai stato eseguito in alcun modo. L’unica azione, prevista anche nel suddetto piano faunistico, che la PAT intende mettere in campo è la “rimozione” dei soggetti eccessivamente pericolosi o dannosi. La mancanza o l’inadeguatezza delle poche misure di prevenzione e monitoraggio attuate ha comportato che si lavorasse sempre e solo sull’emergenza ogni volta che si verificava un incidente che coinvolgeva un orso, individuando come unica soluzione la “rimozione” dell’animale coinvolto in quanto considerato pericoloso o problematico».

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