Il termine wish-cycling, coniato nel 2015, si riferisce all’atto di gettare oggetti nei bidoni della raccolta differenziata senza essere sicuri che possano effettivamente essere riciclati. Questa pratica nasce da una buona intenzione: contribuire al riciclo e ridurre l’impatto ambientale.

Tuttavia il desiderio di fare la cosa giusta può avere effetti contrari, ostacolando l’efficacia del processo di riciclo e aumentando i costi. In pratica, desiderare che un oggetto venga riciclato non significa che possa essere trattato correttamente, rischiando così di contaminare il flusso di materiali destinati al recupero.

Il wish-cycling è un fenomeno globale, presente in vari Paesi, anche se per l’Italia non sono ancora disponibili dati ufficiali. Ad esempio, nel 2018 il Dipartimento dell’ambiente, dell’alimentazione e degli affari rurali britannico ha rivelato che 500.000 tonnellate di materiale riciclato sono finite in discarica a causa della contaminazione da parte di oggetti non riciclabili.

La situazione è altrettanto critica in Australia, dove il 58% degli imballaggi in plastica e il 23% di quelli in vetro sono stati smaltiti in modo errato. Questi errori non solo compromettono l’efficacia del sistema di raccolta differenziata, ma rischiano di aumentare i costi di gestione dei rifiuti.

Simboli troppo complessi e informazioni che variano da Comune a Comune

Il sistema di etichettatura ambientale introdotto in Italia con il decreto legislativo 116/2020 è stato pensato per aiutare i consumatori a identificare correttamente la destinazione dei rifiuti. Tuttavia, nonostante l’intenzione positiva, questo provvedimento ha messo in evidenza alcune difficoltà, come la complessità dei simboli e l’interpretazione delle informazioni, che variano spesso da un Comune all’altro. Questo ha aumentato l’onere sui cittadini, che si trovano spesso disorientati tra diverse modalità di raccolta.

Secondo la sociologa Rebecca Altman, la responsabilità di questa confusione non dovrebbe ricadere solo sui cittadini. Le industrie e le infrastrutture devono fare la loro parte, producendo meno plastica e imballaggi difficili da riciclare, e migliorando le tecnologie di trattamento dei rifiuti.

La critica al wish-cycling va quindi estesa anche al sistema che, pur puntando al riciclo, continua a produrre materiali difficili da recuperare. La vera sfida per un’efficace economia circolare è quindi una maggiore collaborazione tra produttori, istituzioni e cittadini, con l’obiettivo di semplificare e migliorare il processo di smaltimento e recupero dei rifiuti.

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