Con 56 voti a favore, 23 contrari e 5 astensioni, la commissione Ambiente (Envi) dell’Europarlamento ha approvato oggi la propria posizione sul nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), proposto un anno fa dalla Commissione Ue.

Si tratta di un regolamento nato con la missione principale di ridurre alla radice la produzione di nuovi imballaggi, che nel mentre continuano a crescere; gli ultimi dati Eurostat mostrano che nel 2021 i rifiuti da imballaggio sono arrivati a quota 188,7 kg procapite come media europea, in crescita di 10,8 kg rispetto all’anno precedente.

Dopo Irlanda e Germania, l’Italia è il maggior produttore procapite d’Europa di rifiuti da imballaggio (229,9 kg) e il secondo riciclatore degli stessi (160,4 kg procapite); Conai stima che nel 2022 l’Italia abbia riciclato il 71,5% degli imballaggi immessi al consumo, traguardando così gli obiettivi di riciclo complessivi che l’Europa chiede ai suoi Stati entro il 2025, quando ogni Paese dovrà riciclare almeno il 65% degli imballaggi ogni anno, ed entro il 2030, quando l’asticella si alzerà al 70%.

Vale comunque la pena osservare che, benché la frazione degli imballaggi sia la più visibile tra i rifiuti che generiamo ogni giorno – è infatti la protagonista assoluta della raccolta differenziata, insieme ai rifiuti organici –, rappresenti in realtà una minima parte di tutti i rifiuti: in Italia l’8% circa.

Ciò non toglie l’importanza del nuovo regolamento, che ora attende di essere votato alla plenaria dell’Europarlamento nel corso del mese di novembre.

Nel frattempo, la posizione approvata oggi nella commissione Envi rappresenta un punto di compromesso tra le varie istanze in campo. Gli eurodeputati chiedono ad esempio di vietare – prevedendo alcune eccezioni – la vendita di sacchetti di plastica ultraleggeri (sotto i 15 micron), e intendono fissare obiettivi specifici di riduzione dei rifiuti per gli imballaggi in plastica (10% entro il 2030, 15% entro il 2035 e 20% entro il 2040).

La parte in plastica dell’imballaggio dovrebbe contenere percentuali minime di contenuto riciclato a seconda del tipo di imballaggio, con obiettivi specifici fissati per il 2030 e il 2040, ed entro la fine del 2025 la Commissione Ue è chiamata a valutare la possibilità di proporre obiettivi e criteri di sostenibilità per la bioplastica, definita «una risorsa chiave per “defossilizzare” l’economia della plastica».

Sempre la Commissione dovrebbe inoltre adottare criteri per definire gli imballaggi “progettati per il riciclaggio” e “riciclabili su scala industriale”, mentre gli Stati membri dovrebbero garantire che il 90% dei materiali contenuti negli imballaggi (plastica, legno, metalli ferrosi, alluminio, vetro, carta e cartone) venga raccolto separatamente entro il 2029.

Gli eurodeputati vogliono inoltre vietare l’uso delle cosiddette “sostanze chimiche per sempre” come i Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti, e intendono infine chiarire (in una fase successiva) i requisiti che dovranno rispettare gli imballaggi per essere riutilizzati (ad esempio il numero minimo di volte in cui possono effettivamente essere riusati) o ricaricati (i distributori finali di bevande e cibi da asporto nel settore Horeca dovrebbero offrire ai consumatori la possibilità di portare il proprio contenitore).

Secondo la Fead, ovvero l’associazione europea che rappresenta il settore privato nella gestione dei rifiuti, la posizione approvata dalla commissione Envi è «sulla strada giusta» come posizione di  compromesso: «I maggiori requisiti affinché tutti gli imballaggi nell’Ue siano considerati riciclabili, gli obiettivi di raccolta differenziata al 90% e il contenuto riciclato obbligatorio sono chiari segnali che il ruolo dell’industria della gestione e del riciclaggio dei rifiuti viene riconosciuto […] Tuttavia, la Fead vuole sollevare preoccupazioni sugli emendamenti di compromesso 16 e 25 che introducono i concetti di riciclaggio a circuito chiuso, accesso prioritario ai materiali riciclati e sostituzione della plastica riciclata con plastica a base biologica».

Le associazioni ambientaliste riunite nell’European environmental bureau (Eeb) notano invece che «il testo finale sostenuto dalla commissione Envi è più debole della proposta originale, a causa dei «livelli senza precedenti di lobbying da parte dei maggiori inquinatori del settore degli imballaggi monouso».

Il senior policy officer per l’Economia circolare dell’Eeb, Marco Musso, sottolinea dunque che «l’Europa ha urgente bisogno di regole credibili per fermare la crescita incontrollata dei rifiuti di imballaggio. Deve essere evitata qualsiasi ulteriore attenuazione delle norme sulla prevenzione dei rifiuti».

Più in generale, la Eeb sottolinea che «una coalizione di destra ha tentato di sabotare le disposizioni sul riutilizzo e sulla prevenzione dei rifiuti con compromessi alternativi, rispecchiando ciecamente le richieste delle lobby», ma che «queste sono state respinte oggi dalla commissione Envi».

Una coalizione in cui sembra rientrare ancora una volta a pieno titolo il ministero dell’Ambiente italiano, col ministro Pichetto a spiegare che il voto odierno «conferma le nostre preoccupazioni: si continua ad andare verso un sistema che non valorizza il modello vincente italiano, ma che lo mette a rischio. Continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi comunitarie».

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