È giunto il momento di pagare la bolletta dei rifiuti e ci siamo trovati di fronte a un’importante novità: accanto alla consueta tassa rifiuti e al tributo provinciale, sono comparse due nuove voci: “Quota per la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati e dei rifiuti volontariamente raccolti in mare (UR1)” e “Quota per la gestione dei rifiuti in caso di eventi eccezionali e calamitosi (UR2)“.

Queste voci, seppur di modesta entità, hanno suscitato non poche perplessità, soprattutto tra coloro che abitano in Comuni senza sbocchi sul mare. Perché devono pagare per i rifiuti raccolti in acqua? E come vengono utilizzati i soldi?

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Cos’è la quota UR1 e quanto costa?

La quota UR1 riguarda i costi per la gestione dei rifiuti che vengono pescati accidentalmente o volontariamente in mare, fiumi e laghi. Per il 2024, questa voce ha un costo di soli 10 centesimi annui per utenza, stabilito dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA). L’obiettivo dichiarato è sensibilizzare i cittadini sulla gestione dei rifiuti in mare, ma c’è chi si chiede perché, pur non avendo accesso a corpi idrici, debba contribuire a questo fondo.

Anche se la cifra è modesta, potrebbe crescere nei prossimi anni in base alla quantità di rifiuti “pescati” e ai costi di gestione. Inoltre, è importante sottolineare che questi importi non restano ai Comuni, ma vengono versati in un fondo apposito che non ha scopo di lucro.

Cos’è la quota UR2 e quanto costa?

La quota UR2, invece, è destinata a coprire le spese per la gestione dei rifiuti durante eventi calamitosi, come le alluvioni. In seguito agli eventi drammatici della primavera 2023, il Governo ha deciso di sospendere i pagamenti della TARI per le utenze dei Comuni colpiti, ma per garantire la continuità dei servizi di raccolta sono stati stanziati fondi dedicati.

Nel 2024, la quota UR2 è pari a 1,50 euro per ogni utenza, ma attenzione: questi soldi non vanno direttamente a supporto dei cittadini colpiti dalle calamità, come molti potrebbero pensare. In realtà, il fondo serve a coprire le perdite economiche delle società di gestione dei rifiuti che, in caso di emergenze, non riescono a incassare il dovuto. Anche in questo caso, l’importo potrebbe variare in futuro a seconda delle necessità legate a nuove calamità.

Il contributo è obbligatorio?

Sì, come spiega Altroconsumo, non sono previste esenzioni o riduzioni, l’unico vantaggio è che l’importo viene calcolato per ogni utenza domestica, intendendo come tale ad esempio l’abitazione principale e le relative pertinenze. Tuttavia, se una persona possiede più di un immobile all’interno dello stesso Comune, dovrà pagare il contributo di perequazione per ognuna delle utenze di cui è intestatario.

Insomma, oltre a coprire le spese effettive di queste operazioni di pulizia delle acque, questo dazio ha anche l’intento di incentivare ancora di più la raccolta differenziata dei rifiuti e sensibilizzare maggiormente gli utenti a non disfarsi di questi rifiuti gettandoli ovunque senza criterio.

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